Roberta e i suoi pennelli: il cancro ha mille colori

Roberta_Cadorin
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Disegnare è un’urgenza per me, di osservazione, di ricerca e di studio. Un’opportunità di evasione, di sogno. Il piacere tattile nel mescolare i colori, nell’ascoltare il rumore della matita o dei pastelli sulla carta è una sorta di meditazione ipnotica a cui non posso rinunciare. Ogni volta che lavo i miei pennelli a lavoro finito, io li ringrazio”.

Roberta è un’illustratrice talentuosa, dal tratto morbido, avvolgente. È anche un architetto, una grafica, una creatrice di gioielli, una cuoca curiosa. Una mamma.
Ha una casa in mezzo al verde: l’aiuta “a osservare i ritmi della natura e a pazientare con fiducia l’arrivo di una nuova stagione anche per lei”. Ha una Forsythia dai fiori gialli che usa per guarnire la frolla all’arancia. Beve tè in foglia, le piace associare poesie ai suoi disegni. Si è incontrata a mezz’aria con l’autrice Francesca Boccaletto e insieme hanno raccontato I sogni degli altri.
Ha 53 anni, portati tutti dentro un sorriso. È ben radicata alle sue gambe, alla sua porzione di terra.

20 mesi fa le è stato diagnosticato un carcinoma.
Ricorda ancora tutto perfettamente di quel momento: com’era vestita, che pioveva, che era mercoledì 13 e che quel numero fino ad allora le aveva sempre portato fortuna.
All’uscita dall’ospedale ricorda di aver posto particolare attenzione al rumore e ai disegni delle gocce sul parabrezza mentre pensava a suo figlio.
La sua vita prima era fatta di amore, passione, impegno e fatica. Ancora come adesso.
Sono cambiate forse le proporzioni, la modalità, “si sono aperti squarci abissali tra una cosa e l’altra, fatti di silenzi, di attese, paure”.
Contavo i mesi sulle dita come una bambina e pensavo che sarei andata avanti a testa bassa fino al giorno X, che nella mia mente sarebbe stata la fine di tutte le cure e l’inizio della guarigione”.
I cicli di chemioterapia sono stati infiniti, il dolore immenso per sé e per gli altri.
Roberta si è fotografata nei momenti più brutti: è stato un espediente per ricordare a se stessa che c’era sempre un margine di recupero nei giorni a venire. Ha tenuto quelle foto che rimangono ancora memoria inconfutabile di come tutto muti e di come basti assai poco talvolta per intercettare un minimo miglioramento e inseguirlo.
Mi sono sempre truccata e vestita di colori, mi sono presa cura quotidianamente della mia pelle, acuendo una sorta di narcisismo che mi aiutava a sopravvivere. Dovevo ripartire da me, dalla mia parte più autentica e dovevo coccolarla. Anche per questo ho rinunciato alle parrucche, inventando copricapi con i tessuti colorati che ho imparato ad annodare nei modi più disparati”.
Continuare a sorridere mentre tutto intorno sembra sgretolarsi è difficile, ma lei ha cercato di farlo più possibile, perché Roberta è attaccata e grata alla vita. Ché “quando gli occhi sono spalancati, ci si accorge di cose piccole e incantevoli che sembrano lì per magia”.
Ha scoperto di avere risorse inesplorate, una resistenza e pazienza insperate. “Perché è la forza della mente e del cuore a farmi sopravvivere”.

Vivere una malattia tua dentro una malattia di tutti, come in questa pandemia globale, è una condizione quantomai inattesa, inimmaginabile. Bisogna prendere coscienza che sarai sola a fronteggiarla ma che non sei più l’unica ad avere il diritto di essere malata.
Quello della malattia è insieme uno spazio chiuso e spalancato. È fatto di incomprensibile felicità e incomprensibile dolore. Ha in sé tutto e il suo contrario.
Roberta però non è spaventata dalla solitudine, ci ha fatto i conti fin da bambina, amava disegnare già da allora. È arrivata allenata a questo lungo periodo di segregazione forzata a causa del COVID-19. Sentirsi in bilico l’aiuta ad osare.
Come malata oncologica è certamente più esposta al contagio, porta sul petto l’etichetta di persona a rischio. “Ma seppure lentamente ricominceremo a vivere, ne sono certa, e molti di noi lo faranno con una consapevolezza nuova e mutate priorità. Io sento cresciuta la voglia di vivere, il desiderio di inseguire i sogni, di perdurare nelle mie scelte, di lavorare ancora più intensamente ai miei progetti, di condividere le mie esperienze con le persone che sento sinceramente vicine al mio cuore”.
Ogni sera Roberta ringrazia per quello che la giornata le ha dato, fosse anche solo un disegno, o una piccola cosa che ha imparato a fare. E ogni mattina guarda al giorno come un’opportunità per lasciarsi sorprendere da dettagli nuovi. Non si aspetta sollievo, ma un caffè, una minestra. Si aspetta di essere abbracciata nel silenzio.
Da poco ha terminato le cure e affrontato due interventi chirurgici.
Ho avuto un grande privilegio in questa pandemia e nella mia vita tutta: il mio lavoro, che coincide con la mia passione più profonda, la mia cura intima e salvifica. Ultimamente disegno molto sui miei moleskine dove raccolgo i miei schizzi che porto ovunque.
Sono sempre più convinta che una delle ragioni per cui sono ancora qui è quella di guardare la vita con i miei occhi e restituirla come posso agli altri, di dirla con una luce o col colore
”.